E-Commerce cresce in Italia
Nel 2009 crescerà la vendita di prodotti e il numero dei compratori online, ma diminuirà il peso dei servizi. Il Consorzio Netcomm ha realizzato un’analisi comparativa del commercio elettronico italiano rispetto a quello dei principali paesi europei
“Il mio plauso per l’attività di promozione del commercio on line svolta dal Consorzio Netcomm. Sono fermamente convinto che la rete consente anche alle piccole imprese intelligenti e dinamiche di essere competitive sui mercati internazionali”.
Sono le parole del messaggio che il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha inviato a Roberto Liscia, Presidente di Netcomm – Consorzio del commercio elettronico italiano, in occasione della quarta edizione dell’E-Commerce Forum che ha appena chiuso i battenti dopo aver presentato – per la prima volta in assoluto – un’analisi comparativa dell’E-Commerce italiano rispetto agli altri paesi europei. Uno studio ottenuto anche grazie ai contributi analitici firmati dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Gfk Eurisko.
Quali sono i comportamenti dei consumatori on line? Qual è il ruolo dell’Infocommerce? Qual è il trend 2009 dell’E-Commerce italiano? Quali divergenze emergono nell’incontro-scontro tra il commercio elettronico e il panorama economico generale?
Per l’Italia è emerso un bilancio positivo, sostanzialmente indirizzato verso un successo crescente. Un quadro generale che ha evidenziato una forte crescita della vendita dei prodotti on line nonostante la crisi globale in corso e nonostante il settore turistico profondamente in calo. Per quanto riguarda il 2009 italiano è prevista infatti una diminuzione del peso dei servizi ma, allo stesso tempo, una considerevole crescita della vendita dei prodotti e del numero degli E-Buyer, poiché “stando ai dati del primo trimestre cresceranno tutti i comparti relativi ai prodotti e alle Assicurazioni, ma diminuiranno invece di qualche punto percentuale i viaggi e i servizi vari”.
Ma partiamo dall’inizio, dalla figura dell’E-Buyer. Chi può definirsi a tutti gli effetti un compratore in rete? La risposta è: “Chiunque abbia effettuato almeno un acquisto on line nell’ultimo anno”. In Europa i compratori in rete sono 150 milioni, in Italia sono circa l’11% della totalità degli internauti, una parte piuttosto esigua se confrontata con la media europea. Gli E-Buyer sono aumentati notevolmente nell’arco di 4 anni, dal 2004 al 2008, passando dal 22% al 34%. Ma è fondamentale ricordare che la percentuale degli acquisti transfrontalieri è rimasta invariata – intorno al 6-7% – negli ultimi 2 anni, a fronte della totalità degli acquirenti cross-border che ammonta a 30 milioni.
In Italia, nel 2008, si sono registrati oltre 5.300.000 compratori e “il 68% degli intervistati ha dichiarato di voler utilizzare la rete in futuro prima di acquistare”. Ed è cresciuto addirittura del 527% , negli ultimi 12 mesi, il tempo trascorso in rete da parte degli utenti interessati.
Il Presidente Roberto Liscia ha commentato il quadro generale che è emerso notando che “l’E-Commerce ha svolto il ruolo di un importante acceleratore per le economie nelle quali ha avuto un maggiore sviluppo, aprendo nuovi sbocchi per l’occupazione e rilanciando settori della produzione e del commercio in mercati prima di allora inaccessibili”. Lo si potrebbe definire un “successo multidisciplinare”, e non semplicemente commerciale.
Eloquente, a tal proposito, l’analisi di Alessandro Perego – Responsabile Scientifico dell’Osservatorio B2C della School of Management del Politecnico di Milano, l’Osservatorio che nell’ambito dell’E-Commerce Forum ha curato l’analisi dell’offerta: “Nel 2008 l’E-Commerce B2C è cresciuto in Italia complessivamente del 18%”, con un aumento del 50% nel settore dell’abbigliamento, del 27% nel campo di editoria, musica e audiovisivi, del 21% nel turismo, del 16% per le assicurazioni e del 14% nell’informatica e nell’elettronica. Tra i servizi, “in termini percentuali è sempre il turismo ad avere la quota maggiore toccando, da solo, il 55% delle vendite (3.227 milioni di euro)”.
Dati densi di ottimismo provengono dallo studio del confronto tra l’Italia e l’Europa, dove è emerso che “il valore dell’E-Commerce B2C italiano rispetto al resto dell’Europa occidentale rappresenta oggi il 3% (5.914 miliardi di euro su un totale di 130 miliardi). Ma il trend iniziato nel 2007 e proiettato al 2011 con stime fino a 260 miliardi di euro prevede tassi di crescita per l’Italia superiori a tutti gli altri paesi europei e a quello degli Stati Uniti (180 miliardi di euro)”.
Grazie a tutte le osservazioni scientifiche curate da Netcomm a proposito dello stato dell’arte del commercio elettronico italiano, sembra finalmente “vinta” la sfiducia verso i pagamenti elettronici da parte dei “cybercompratori” italiani, per molto tempo scettici e sospettosi di fronte a una realtà così virtuale come quella della rete. Proprio come ha puntualizzato Edmondo Lucchi, Direttore del Dipartimento New Media Gfk Eurisko: “Un falso mito da sfatare è che in Italia si usi poco l’E-Commerce perché non ci si fida dei pagamenti elettronici. In realtà, dicono gli utenti interpellati da Gfk Eurisko, ciò che conta veramente per più della metà dei nostri connazionali navigatori è la mancanza del contatto diretto con l’elemento umano e, anche, con la merce da acquistare”.
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